Viaggio nella mente. Intervista ad Augusta Russo

Oggi incontriamo Augusta Russo una giovane laureata in Psicologia e Processi Sociali che negli ultimi anni si è specializzata nel campo delle neuroscienze. Nel corso della sua formazione ha avuto l’occasione di lavorare in team con definiti gradi di autonomia e interagire in ambienti variegati e multiculturali grazie all’esperienza di Erasmus. Ormai matura, ha colto l’opportunità di Torno Subito 2018 per ottenere il medesimo effetto rigenerante da un’esperienza all’estero.

  1. Il tuo progetto si chiama “Intervista al burattinaio. La navigazione spaziale e la percezione del corpo: uno studio TMS” ci spieghi questo titolo?

Ero già alla mia seconda esperienza in Germania quando ho deciso di candidarmi per il programma Torno Subito 2018 e mi ero già approcciata ai temi e metodi che ho inserito e approfondito poi presentando il progetto. Per il titolo ho scelto di non tediare con una trovata accademica ed inserire un’immagine più vicina, quasi infantile. Ve lo spiego: il burattinaio è nostro cervello, muove le fila, sputa il fuoco! Alla fine il mio ruolo di ricercatrice è quello di intervistarlo, per conoscerlo, capire come opera, entrare nel meccanismo. L’ho fatto attraverso una metodologia relativamente recente, la Stimolazione Magnetica Transcranica (TMS), di cui parlerò meglio in seguito, che è l’ideale per bussare alle porte del cervello; e infine la navigazione spaziale e la percezione del corpo è la macro area di interesse selezionata per lo studio. È bene procedere gradualmente nella ricerca scientifica e definire in modo operativo l’investigazione. 

  • Perché hai scelto il Centro tedesco dei disturbi neurodegenerativi (DZNE) e la Fondazione Santa Lucia come Partner del tuo progetto?

Il DZNE è un istituto che ho conosciuto durante il periodo del mio Erasmus, due anni addietro, tramite un gruppo di ricerca allora operante nella regione della Ruhr. Sono rimasta colpita dall’aspetto dei laboratori, dall’approccio estremamente pratico alla ricerca e dall’atteggiamento di fiducia anche nei confronti di ricercatori alle prime esperienze. Così anni dopo li ho contattati e abbiamo iniziato questa collaborazione, estremamente formativa devo dire! La Fondazione Santa Lucia è stata invece il mio nido, una volta rientrata nel territorio laziale. Non ci ero mai stata prima ma le belle storie di amici e colleghi che avevano avuto rapporti con la struttura e la fama di centro di eccellenza italiano per la ricerca sul cervello e riabilitazione, erano arrivate fino a me che quasi mi sentivo di conoscere io stessa il centro. Non ho esitato a candidarmi per essere loro ospite e ho trovato una grande disponibilità e professionalità che mi ha ricordato che bello è tornare a casa!

  • Nel corso del tuo progetto hai indagato i vari campi di applicazione della Stimolazione Magnetica Transcranica (TMS), in che cosa consiste questa tecnica?

La TMS è una tecnica di stimolazione non invasiva che viene utilizzata in ambito clinico e sperimentale e che ha preso sempre più piede in seguito ai progressi tecnologici degli ultimi decenni. Induce effetti istantanei e ha un’elevata risoluzione temporale, permette quindi di studiare in ricerca fenomeni istantanei stabilendo per esempio una relazione causale tra attività cerebrale e comportamento.

  • Questo procedimento è in grado di prevenire eventuali patologie psichiatriche e neurologiche o interviene solo in casi di pazienti già affetti da un disturbo per andare ad indagare le cause?

Essendo uno strumento “giovane”, le applicazioni sono ancora in via di sviluppo. In ambito clinico l’utilizzo è per lo più diagnostico, di monitoraggio, di riabilitazione – ad esempio in seguito a danni cerebrali tipo ictus – e di trattamento di condizioni neurologiche e psichiatriche, affiancando terapie di altra natura. In ambito sperimentale, l’utilizzo di TMS è prezioso e consolidato, ad esempio in studi di mappatura di aree cerebrali e funzionamento, in studi di plasticità e di esplorazione di meccanismi ancora poco conosciuti che regolano patologie invalidanti.

  • Un altro punto del tuo progetto era l’utilizzo della realtà virtuale nella riabilitazione neuropsicologica o motoria, cosa sei riuscita a scoprire?

La realtà virtuale (VR) è stata introdotta nel contesto dello studio della fase 1 in Germania come un buon alleato per la manipolazione di variabili motorie; ci si può spostare nell’ambiente stando fermi, utilizzando altre informazioni (quelle visive per esempio) che non vengono dal nostro corpo ma che tuttavia dicono qualcosa su dove ci troviamo nello spazio. Il compito con la realtà virtuale è stato svolto dopo la sessione TMS, in cui è stato applicato un protocollo di stimolazione ripetitiva al fine di creare una “lesione virtuale” nell’area del cervello ritenuta cruciale per un corretto svolgimento del compito. Spegnendo momentaneamente l’area in questione possiamo osservare la performance e appurare il coinvolgimento o meno del sito cerebrale in quel particolare compito, comparando la prestazione con una condizione di non stimolazione. Purtroppo non ho avuto modo di approfondire l’utilizzo della VR come ausilio riabilitativo per mancanza di risorse. Rimane un’area interessante e da approfondire che riscuote crescente attenzione dalla comunità scientifica tutta e da me.

  • Però puoi aiutarci a comprendere come questa nuova frontiera tecnologica viene applicata nel tuo campo?

Le creazioni di ambienti virtuali pensati ad hoc a seconda della situazione da fronteggiare rappresenta uno strumento interattivo che permette di lavorare in maniera selettiva, mantenendo alcuni connotati di realtà quotidiana. Un buon esempio di utilizzo di realtà virtuale può essere in ambito terapeutico, vedi il trattamento di fobie specifiche. L’ambiente ricreato con la realtà virtuale, in questo caso, permette all’utente di fronteggiare un ostacolo o una paura esponendolo alla stessa ma in un ambiente protetto, fornendogli le risorse per elaborare nuove strategie.

  • Hai descritto l’esperienza di Torno Subito svolta a Magdeburg in Germania come simile a quella dell’Erasmus che hai svolto a Düsseldorf, hai riscontrato il medesimo effetto rigenerante al tuo rientro?

A gran voce SI! Sono stati due stadi differenti; l’Erasmus si porta con sé la bellezza di essere studente, è una buona palestra per partecipare ed afferrare le dinamiche di un mondo a cui ti approcci. E quindi, durante l’Erasmus ho capito ad esempio quanto cruciale sia la creazione di network nella ricerca scientifica, ho imparato come creare le occasioni da sfruttare. A Magdeburg mi sentivo meno studente universitario e più studente maturo ricercatore provetto. A Magdeburg ho messo in pratica gli insegnamenti di Düsseldorf. Ma la sensazione al rientro, la grande energia interna che pulsava, la dimestichezza con talune situazioni e pure col mio futuro e la voglia di fare, quella è stata molto simile al mio rientro. È un po’ come uscire e tornare a casa carico di buste della spesa. Sai che hai di che cibarti per un po’!

  • Come valuti l’iniziativa di Torno Subito e cosa miglioreresti di questo programma?

Un buono sprone per i giovani e per il territorio stesso che si rinfresca e pulsa di nuova energia. Una buona spinta ad esplorare, conoscere, andando più in là del proprio naso, collezionare storie e realtà e poi tornare e raccontarle, o ancora meglio, tornare e creare un’altra realtà da quelle fondamenta. Un’esperienza che sento di consigliare a chi non l’ha fatta, invitando a sfruttare l’occasione al meglio. Io ho scelto il percorso di Work Experience, e mi sarebbe piaciuto durasse un po’ di più la seconda fase; tre mesi volano in fretta! Ecco, prolungherei dunque di qualche mese la durata della fase 2 e aggiungerei anche la possibilità di ricandidarsi per il Torno Subito preferendo il percorso escluso la prima volta, tra Formazione e Work Experience.