La lotta per la terra del popolo Mapuche (Chile). Intervista a Helodie Fazzalari


La battaglia per la terra del popolo indigeno dei Mapuche è diventata la lotta per la libertà dell’intera popolazione cilena. Helodie Fazzalari (TS 2019) l’ha documentata per Pressenza Comunicazione nella Fase 1, il suo racconto prosegue ora nella seconda parte del progetto con SOS Diritti Umani Onlus


  • Ciao Helodie! Come molti di voi sapranno di recente è venuto a mancare lo scrittore cileno Luis Sepúlveda e guardando al tuo lavoro è come se fossi riuscita a dare immagine ad alcuni dei racconti di questo straordinario personaggio. Ti volevo chiedere, come mai hai scelto di raccontare la lotta per la terra del popolo mapuche?

Ne avevo sentito parlare come una cosa che esiste soltanto nei libri di storia e volevo riuscire a capire se fosse davvero così e quanto di questa lotta per la terra ne fosse rimasto nel 2020. Volevo riuscire a capire in che modo la popolazione mapuche si fosse integrata con quella cilena, quali fossero le radici che hanno perso nel tempo e scoprire i cardini di questa popolazione indigena.


Helodie sventola la bandiera Mapuche

  • Tutto il tuo viaggio è frutto di un foto reportage, dove lo possiamo trovare e come lo possiamo raggiungere?

Io ho lavorato nella mia fase 1 per Pressenza Comunicazione, quindi sul sito Pressenza.com è possibile trovare tutti i lavori che ho svolto. Il mio lavoro si è svolto in parte a Santiago e in parte in Araucania: a Santiago ho documentato più che altro quello che è il mapuche di città, quindi sradicato dalle origini del campo; la seconda parte del lavoro si è svolta in Araucania al sud, qui sono stata ospite di tre comunità, in più ho partecipato a una delle massime espressioni religiose della comunità mapuche che è il Nguillantún, una festa religiosa che dura due giorni e una notte e anche questo è possibile trovarlo su Pressenza, dove c’è l’articolo con le relative foto e tutto il reportage.

Alla fine la conclusione del lavoro è stata una soltanto. Abbiamo parlato di genocidio culturale e di genocidio di un’intera popolazione, ma nonostante abbiano provato più volte e più popolazioni a farli completamente scomparire, hanno avuto come una rinascita. Questa rinascita mi si è palesata completamente in una storia di un bambino. Se vuoi te la racconto in breve…



Millantu – storia di un bambino mapuche

  • Sì mi fa molto piacere, lui si chiama Millantü vero?

Lui nasce da genitori Mapuche che non lo so mai stati, genitori di terza generazione che non sanno la lingua e che non sono mai stato a contatto con la cultura mapuche. Nella loro vita entrambi i genitori hanno sempre avuto dei sogni premonitori, come un qualcosa che li riportasse al sud. Nasce questo bambino che ha delle doti molto speciali: parla mapudungun senza che nessuno che glielo insegni, bacia le piante e chiede permesso allo spirito del fiume prima di potersi bagnare, fa delle cose straordinario che ho costatato con dei miei occhi che fanno rabbrividire.

Quindi è come la rinascita di una cultura che nonostante il genocidio culturale e fisico, comunque ce la fa e ritorna alle proprie radici, anche se queste radici non ci sono più perché i genitori erano mapuche, ma non erano mai stati a contatto con questa cultura.

Quando ho sentito questa storia mi sono sentita rinata, è come se tutto avesse avuto una conclusione, come se il cerchio si fosse chiuso per tutto il mio viaggio mi sono sempre chiesta: “Sto facendo queste interviste e sto scoprendo queste cose, ma qual è la mia conclusione? A cosa arrivo alla fine?” Alla fine sono arrivata al fatto che è come una rinascita, come un’araba fenice che rinasce più volte, nonostante qualcuno tenti di ucciderla.