La compositrice musicale 2.0 – Intervista a Giulia Tagliavia

Giulia Tagliavia partecipa al Bando 2016 con l’intenzione di diventare una compositrice musicale a 360°, grazie all’esperienza con Torno Subito ha appreso importanti strumenti utili alla sua professionalità. La Work Experience presso la Picofilms di Parigi ha reso più autonoma e appetibile la sua figura professionale facendole approfondire il campo del sound design.

  • Come è nata la possibilità di svolgere la Work Experience presso la Picofilms a Parigi?
    Sapevo che il regista Stefano Savona, cofondatore della Picofilms, era impegnato su di un film documentario in cui sarebbe stato svolto un consistente lavoro sul sound design, da uno dei migliori professionisti del settore in Francia, Jean Mallet. Ho così pensato di svolgere una Work Experience presso la loro casa di produzione, collaborando con Mallet per seguire le fasi del suo lavoro e imparare alcuni trucchi di un mestiere che considero complementare a quello del compositore di musica per film.
  • La tua parentesi parigina non si può descrivere come una semplice acquisizione di competenze ma ti ha dato degli spunti per creare un nuovo stile, è così?
    È proprio così. Acquisire competenze sul sound design e il trattamento del suono mi ha aperto un canale che non avevo ancora esplorato, quello della musica concreta, del processare i suoni abbattendo il confine tra musica e rumore. È uno stile presente nella colonna sonora del film, e in generale nella mia visione attuale della composizione. Mi ritrovo nella definizione che Edgar Varèse dà del compositore, come un “organizzatore del suono”.
  • Quali tecniche di elaborazione del suono hai appreso a Parigi?
    Sicuramente delle nozioni per quanto riguarda la spazializzazione del suono (il film è realizzato in 5.1) e l’uso avanzato di programmi come Pro Tools. Ho appreso tecniche di ripresa e di post produzione sulla fonte sonora forse più critica nella creazione di un audiovisivo: la voce. Ho assistito all’incredibile lavoro del rumorista, un doppiatore di suoni che mancano alla presa diretta, direi quasi un contrappuntista del gesto.
  • Il risultato del tuo progetto è un’opera che integra magistralmente animazione e suoni, com’è nata l’idea e quali riconoscimenti hai ottenuto?
    Il lavoro musicale sulle animazioni è nato proprio durante la mia Work Experience. Iniziando a lavorare sul montaggio del suono con Jean Mallet, e confrontandomi quasi quotidianamente con il regista Stefano Savona sull’universo sonoro in cui immergere le animazioni, è man mano affiorata l’idea di una musica che accompagnasse l’azione, quasi descrivendola. Il film ha avuto finora numerosi riconoscimenti, tra cui il Premio come miglior documentario al Festival di Cannes 2018, e io sono fiera di aver fatto parte di questa meravigliosa squadra.
  • Quindi il progetto ti ha dato il là per stabilire una rete di contatti stabili e duraturi che proseguono tutt’oggi.
    Assolutamente. La possibilità di fare un’esperienza lavorativa a Parigi mi ha permesso di creare una rete di contatti che oggi rappresentano uno snodo fondamentale per i miei progetti futuri. Considero questa esperienza fondamentale nella mia crescita professionale e umana e grazie ad essa sono nate molteplici opportunità, soprattutto in Italia. Credo di aver acquisito delle nozioni che oggi mi consentono di affrontare nuove sfide nell’ambito del settore audiovisivo, spingendomi oltre il campo della composizione musicale.
  • Come descriveresti la tua esperienza con “Torno Subito”?
    La definirei prima di tutto un’esperienza formativa. Sono sinceramente grata a Torno Subito per avermi dato l’opportunità di svolgere in nove intensissimi mesi un’esperienza che lascia un’impronta indelebile nel mio percorso professionale, umano e nella mia esperienza di vita. Aver vissuto e lavorato a Parigi, essere stata parte di un film così importante e infine esserne diventata ufficialmente la compositrice della musica è stato un percorso appassionante, in cui mi sono impegnata al massimo conscia dell’opportunità irripetibile che stavo vivendo.