La Cina riparte. Intervista a Rachele Nardi

Rachele Nardi era a Shanghai a svolgere la sua Fase 1 presso la Diacron Business Consulting quando è scoppiata la pandemia del Coronavirus. Il suo progetto di consulenza finanziaria si fonda sulla cosiddetta Via della Seta, gli accordi commerciali tra il governo italiano e quello cinese stipulati esattamente un anno fa. Questo periodo di sospensione è stata l’occasione per raccontarci di come sta riprendendo lentamente la vita in Cina e quali settori economici potrebbero essere i protagonisti di una futura rinascita.


  • Mi ricordo quando ci hai chiamato in ufficio che ci raccontavi del problema, a noi sembrava una cosa quasi esotica, se non esotica, quantomeno lontana eppure è arrivata già da noi.

Per tutti in Italia, non solo per voi, era una cosa lontanissima, quasi impossibile che arrivasse in Italia, la Cina è così lontana l’ultima cosa che ti aspetti è il virus che arriva.


  • Come hai vissuto la situazione inedita lì a Shanghai, tutte le prime misure come sono state accolte?

Personalmente è stato un periodo piuttosto drammatico perché era all’inizio e nessuno sapeva niente, il virus non aveva un nome non si sapeva come si trasmetteva, era tutto in via di studio. Ogni giorno ci svegliavamo con una notizia in più, con un paese nuovo in lockdown, quindi eravamo tutti in un costante stato di ansia. Però devo ammettere che il governo cinese ci informava costantemente: sui paesi messi in lockdown; sulla situazione degli infettati, dei guariti e dei deceduti.

L’approccio che loro hanno usato – essendo la Cina enorme – era stato diverso da provincia a provincia. Ad esempio nella zona rossa hanno fatto un lockdown completo: non si poteva uscire da casa e non si potevano prendere le auto. A Shanghai dove stavo io, non era così, avevamo l’obbligo delle mascherine per i luoghi pubblici, era stato chiuso tutto tranne i supermercati. Però potevi uscire per fare una passeggiata, bastava non creare assembramenti. Le misure che hanno preso sono state veloci ed efficienti per il risultato finale, anche perché oltre al lockdown hanno cominciato subito a disinfettare, a costruire ospedali e a mandare aiuti da tutte le altre provincie alla zona rossa. Quindi comunque hanno risposto in maniera efficiente e veloce.


  • Viste le misure prese in Cina, hai riscontrato maggiore serietà rispetto a quello che stiamo vivendo qui in Italia oppure note delle similitudini?

Non vorrei fare un paragone tra Cina ed Italia perché sono completamente diverse tra background politico, culturale, sociale ed economico. C’è da dire che in Cina tutte le misure che sono state prese da noi sono state rispettate, nessuno ha messo in discussione niente. L’Italia ha avuto un approccio simile ma diverso. Pure nei lockdown la gente continua a girare, continua a dovere andare a lavoro, cosa che in Cina non è stata così. Comunque ai cittadini sono state date un sacco di precauzioni, come le mascherine date dal governo, un approccio simile ma diverso in sostanza.


  • Un sostegno inferiore da parte delle istituzioni e una minore serietà da parte dei cittadini nell’applicare le misure.

Beh sì! Probabilmente adesso siamo in una situazione in cui nessuno sottovaluta più il virus, ma all’inizio sì. Quando abbiamo ricevuto la notizia in Cina, nessuno ha iniziato a dire: ‘è solo un’influenza’ e ‘muoiono solo gli anziani’. Anche perché l’umanità – per quanto si possa dire – in Cina c’è. Ovviamente se non rispetti la legge in Cina vieni arrestato, e quello che viene detto dal governo è legge, esiste una comunità e se tu la metti in pericolo vieni arrestato.

Far rispettare le regole era importante. Hanno utilizzato dei droni per avvertire le persone di mettersi le mascherine, hanno usato molta tecnologia per far fronte al virus, son tutt’ora controllati, perché i miei amici che stanno in Cina hanno adesso un Qr Code.


  • Raccontaci un po’ di come stanno vivendo questa fase di lenta ripresa.

I miei amici dicono che comunque ci vorrà qualche mese per riprendere la vera Shanghai, però adesso hanno riaperto alcuni pub e locali e si porta comunque obbligatoriamente la mascherina.

Una cosa che hanno fatto in tutta la Cina è questo codice sul telefono che viene scansionato prima di entrare in qualsiasi luogo pubblico. Questo codice è basato su tre colori – verde rosso e arancione – e puoi entrare nei luoghi pubblici solo se sei verde. Il verde rappresenta che tu non sei stato a contatto con nessun malato, non sei malato e non sei nemmeno sospetto di coronavirus, quindi puoi entrare. Ovviamente rosso devi stare in quarantena chiuso a casa, quindi magari o sei appena tornato da una provincia infetta o hai appena fatto un viaggio, poi piano piano scala e diventa arancione e poi verde.


  • Questo a fronte di un controllo a monte, lì non esisteva un’autocertificazione cartacea, bensì c’era una App.

Esatto! Un’applicazione che comunque non credo in Italia si possa fare, non lo so, perché comunque mantiene controllo tutti gli spostamenti. Loro tramite quell’applicazione sanno: dove sei stato negli ultimi mesi e con chi sei stato a contatto. Hanno delle informazioni che poi permettono di dire: “sei verde, sei rosso, sei arancione.”


  • Conoscendo il mondo Cina ti ha stupito la grande solidarietà che hanno mostrato in questi giorni nei nostri confronti?

Sinceramente no, non mi ha stupito la cosa. La Cina sa e conosce gli effetti della globalizzazione, sa che un Paese non è a sé stante, la decisione di una nazione influenza tutte le altre, quindi lasciare l’Italia o qualsiasi altro paese a sé stesso durante una pandemia sarebbe stata una scelta sbagliata.

Che sia stato per motivi politici, economici, o sociali – qualsiasi motivo esso sia stato – comunque la Cina ha preso la decisione migliore dal loro punto di vista, quella di non abbandonare nessuno. Quindi me lo aspettavo credo non lo farà nemmeno con gli Stati Uniti e con altri posti.


  • A dispetto di qualcuno che di recente…

Loro non hanno proprio il concetto di dire guardo il mio orticello’. Diciamo che in generale, anche i cittadini cinesi sono persone che aiutano lo straniero, sono molto disponibili. Quindi sinceramente me lo aspettavo, non ho mai trovato riscontri negativi a riguardo.


  • Il tuo progetto si fonda principalmente su quella che è la Via della Seta, gli accordi economici tra la Cina e l’Italia siglati nel 2019. Allora quali settori vedi come futura rinascita, dove investiresti tu?

Credo sia difficile dare una risposta adesso perché siamo ancora in piena emergenza ed essere lucidi è un po’ difficile. Questa pandemia ha messo in luce delle carenze in alcuni settori italiani quali la ricerca, la sanità, la tecnologia. Credo che questo ci abbia dimostrato che settori del genere non possono essere lasciati indietro, sono settori salvavita in qualsiasi situazione, non solo nelle pandemie.

Un settore che secondo me andrà aiutato tantissimo in futuro è il turismo. Il turismo sarà in ginocchio per molto tempo se non viene aiutato, anche perché quello più colpito e rimarrà colpito, anche perché cambiare come l’Italia viene vista agli occhi degli stranieri sarà difficile. Quindi credo che il turismo sia un altro dei settori fondamentali sul quale investire per una ricrescita. E ce ne sarebbero molti altri: tipo aiutare le PMI a tutti i livelli e in tutti i settori. In realtà credo che i prossimi mesi per le decisioni a livello economico siano i più importanti, in realtà già da adesso, prendere le giuste decisioni sarà difficile ma necessario.


  • Speriamo scelte consapevoli in tutti i settori e abbastanza razionali. Immagino che il turismo, abbia in passato comunque comportato dei problemi soprattutto dal punto di vista ambientale: il turismo di massa; il cosiddetto turismo all inclusive; delle crociere, ecc.

Beh certo! Quello sì, è vero. Una considerazione verso l’ambiente soprattutto adesso che abbiamo visto quanto può migliorare con delle accortezze, credo sia necessario sì.


  • Esatto! Io ti faccio l’imbocca al lupo per il prosieguo del progetto, poi magari ci sentiremo per parlarne a tutto tondo, intanto ti ringrazio ed è stato un bell’esperimento. Continua a rilassarti a casa e a pianificare per il futuro.

È il pianificare per il futuro che fa rilassare poco, però ci provo!