“Il Giappone? Una delle esperienze più incantevoli del mondo!” – Racconto di Veronica Favaro


Sin da piccoli siamo affascinati da ciò che sembra lontano e irraggiungibile ai nostri occhi. La mia passione per il Giappone inizia molti anni fa quando, in quinta elementare, grazie a un laboratorio di lettura vengo a conoscenza della storia della piccola Sadako Sasaki, protagonista del libro Il Gran Sole di Hiroshima, morta a causa di una leucemia provocata delle radiazioni della famosa bomba atomica di Hiroshima.

Con il passare degli anni questa passione è cresciuta in modo esponenziale tanto da farmi intraprendere una carriera universitaria basata sullo studio della lingua e cultura di questo paese, con non poche difficoltà.

Nel 2017, nonostante la mia brillante carriera universitaria, sentivo mancare un tassello importante per completare questo puzzle ed immergermi nella lingua giapponese al 100%. Ed è proprio in quel momento che sono venuta a conoscenza del progetto Torno Subito. È così che nel 2018, a pochi mesi dalla mia laurea, partecipo al bando e lo vinco, con un progetto che mi avrebbe permesso di realizzare il mio sogno.


Finalmente il 1 aprile 2019 salgo sola su quell’aereo pronta per affrontare una delle più emozionanti avventure della mia vita.  Non era un pesce d’aprile, era il giorno che aspettavo da tempo.

Dopo ore e ore di viaggio arrivo a Tokyo ed è subito amore. Arrivare in Giappone ad aprile significa vedere i ciliegi in piena fioritura e sentirsi quasi protagonisti di una favola. La natura e i plessi architettonici si combinano armoniosamente senza mai sovrastarsi, non facendo sentire il peso di una grande città.



Descrivere questa città in poche righe non è semplice, soprattutto quando la si vive da residente e non da turista. Tokyo è sentimenti contrastanti: è amore, è gioia ma è anche sentirsi piccoli e soffocati da una società in continuo movimento che non guarda mai indietro. Molto spesso è sentirsi stranieri, diversi, è posti vuoti accanto a te nella metro. Ma Tokyo è anche uscire dalla metro e stupirti ogni volta della bellezza delle luci dei palazzi durante le ore notturne. È una grande metropoli, ma se ci viveste, vi accorgereste di quanto può essere piccola e intima.


Nei giorni successivi al mio arrivo, mi stabilisco in una piccola zona di periferia in una casa condivisa con altre 15 persone circa provenienti da tutto il mondo tra cui due ragazze italiane, Chiara e Maria Vittoria, ormai diventate mie grandi amiche. Condividere una casa con così tante persone significa imparare a gestire i tempi e ad avere un’organizzazione migliore possibile ma soprattutto venire a contatto con culture differenti ed imparare a rispettare esigenze diverse.



Dopo aver affrontato un piccolo test di ingresso inizio la scuola di giapponese per stranieri. Ho sin da subito ritenuto molto efficace il metodo di studio proposto dalla scuola. Come nella maggior parte delle scuole per stranieri in Giappone, i corsi sono suddivisi in trimestri e previsti di due esami uno intermedio e uno finale che permette l’accesso al corso successivo.  Nei mesi di lezione ho sempre mostrato uno spirito di iniziativa e una motivazione tale da risultare una delle migliori del corso e ricevere continui elogi da parte degli insegnanti.


Grazie anche alle attività della scuola durante le lezioni ma anche al di fuori, è stato molto semplice istaurare dei rapporti di amicizia. Vivere a Tokyo, rispetto ad una città europea, permette di venire maggiormente a contatto con persone provenienti da altre nazioni asiatiche che ci sembrano molto lontane e quasi “sconosciute”, come Taiwan, Vietnam, Indonesia, Malesia e Myanmar culturalmente ricchissime.

L’esperienza che stavo vivendo si mostrava talmente positiva che, grazie anche alle mie capacità di pianificazione, verso agosto decido di prolungare di altri 3 mesi la mia permanenza in Giappone a mie spese, continuando anche la scuola di giapponese.


Ci sono episodi che non potrò mai scordare legati ai mesi di lezione: per esempio quando, grazie a un lavoro di gruppo, io e altri 4 ragazzi divisi da Hong Kong e Vietnam, ci siamo ritrovati a scrivere una piccola storia horror e recitarla davanti alle altre classi dello stesso livello. L’originalità e il lavoro di squadra ci ha permesso di produrre uno splendido racconto che ha colpito anche il Preside della scuola.



Dopo 9 mesi fantastici il 22 dicembre 2019 torno a Latina accolta dalla mia famiglia e dalla pizza con la mortadella, con quasi 50 kg di valigie e un bagaglio personale inestimabile alle spalle.

Trascorso circa un mese e mezzo, il 3 febbraio 2020 inizio lo step finale di questo progetto, la tanto attesa Fase 2, in una scuola privata di lingue situata vicino casa mia. Una volta essermi ambientata e aver conosciuto tutto il personale docenti della scuola, inizio questo viaggio verso l’insegnamento. Grazie ai preziosi consigli dei docenti e in primis della titolare della scuola Marie Pierre, ho acquisito sicurezza nell’impostare una lezione, nel preparare il materiale adatto e nel trasmettere le nozioni ai miei alunni. Tra gli alunni che mi sono rimasti più impressi c’è sicuramente Mandy, una delle docenti madrelingue inglesi della scuola, che ha voluto mettersi in gioco e imparare il giapponese mostrando una forte passione, determinazione e costanza.


A distanza di più di un mese dall’inizio del tirocinio, a causa dell’emergenza da covid19 vengo costretta ad interrompere le lezioni impossibilitata di continuarle in Smart working. Tuttavia, grazie sia al supporto dello staff di Torno Subito che alla disponibilità della titolare della scuola, nel mese di settembre continuo in presenza e in totale sicurezza le lezioni, riprendendo tutte le attività interrotte.

È così che il 30 ottobre 2020, nonostante la pausa, porto a termine la Fase 2 pronta per scoprire che cosa ha in serbo il futuro.


Se dovessi riassumere tutta questa esperienza con un’unica parola sarebbe gratitudine: Torno subito mi ha permesso di inseguire un sogno, un sogno che altrimenti non avrei potuto realizzare e di capire il percorso giusto da intraprendere nel futuro.

Questo progetto non rappresenta la soluzione finale ma il tunnel che permette di affacciarsi sul mondo del lavoro, quasi irraggiungibile per molti giovani. Spero che, nonostante il periodo critico, in futuro continuerà a regalare una speranza a ragazzi volenterosi.